Architetto Felicia Lamanuzzi, la promotrice di un’architettura partecipativa, accogliente e a misura d’uomo

Non vi sono dubbi: “L’obiettivo principale dell’architettura è quello di migliorare concretamente la vita di noi tutti.” Se poi ci aggiungiamo quello di contribuire a rafforzare la consapevolezza di essere parte di una collettività e per questo responsabili e magari promotori della qualità dello spazio che abitiamo, ecco che intercettiamo la sensibilità di Felicia Lamanuzzi, che dopo la laurea in architettura, presso l’Università di Pescara, si trasferisce in Svizzera, a San Pietro, dove fonda il suo studio professionale. Qui attraverso la pratica del mestiere (dal progetto al cantiere, dai concorsi alle ricerche) coltiva il proposito di contribuire a migliorare la qualità del quotidiano promuovendo un’architettura che, pur partendo dall’analisi del contesto, sia studiata attorno alle esigenze, ma anche ai desideri ed alle visioni, dei futuri utenti e che, in virtù di ciò, sia partecipativa, inclusiva e accogliente.

L’architettura infatti, ci dice, è espressione culturale della società che l’ha costruita, ne rappresenta i valori attraverso le forme e i modi di occupare lo spazio, di abitarlo, qualunque esso sia, pubblico o privato. Per questo, continua, il compito dell’architetto, ogni qual volta si trova ad affrontare un nuovo progetto, dovrebbe essere quello di porsi in ascolto, di leggere i segni che il luogo conserva, la sua memoria, le sue trasformazioni, spesso riflesso di quelle del contesto, per rielaborarli e restituirli come nuova architettura, rispondente alle attuali esigenze e così testimonianza dell’incessante storia delle trasformazioni del territorio.

Secondo l’arch. Lamanuzzi, oggi assistiamo ancora ad una sorta di scollamento tra le tematiche relative alle trasformazioni del territorio e l’interesse della società. Questa distanza, spesso alimentata dal ritenere l’argomento di esclusiva competenza di specialisti, e la perdita di sintonia tra i luoghi e chi li abita, genera una disaffezione ad essi e così anche il disinteresse alla tutela, alla difesa o al riscatto di quegli stessi spazi. È il caso di molta parte delle zone di espansione delle nostre cittadine. In esse infatti è difficile percepire la medesima piacevolezza, senso di accoglienza e curiosità che proviamo passeggiando tra le strette vie dei nuclei antichi. Se in questi ultimi, continua, abbiamo la sensazione di essere in luoghi a noi familiari, in cui è facile identificarsi, riconoscerne i valori e le gerarchie è perché tutto è calibrato sulla dimensione umana, cosa che invece non accade nei nuovi agglomerati, dove i parametri organizzativi sono altri, a partire dalla mobilità, centrata sull’uso dell’automobile.

Lei ritiene che il primo passo verso l’attivazione di processi di riqualifica sia proprio quello di riappropriarsi degli spazi, di sentirsene parte, di scoprirne il valore ed il potenziale per desiderare di migliorarli. “Questo – afferma Felicia Lamanuzzi – è ciò che noi architetti potremmo fare: restituire attenzione all’architettura, farne riscoprire il valore attraverso i benefici di cui tutti possono godere dopo qualunque miglioramento. E come? Magari partendo proprio dalla sensibilizzazione verso l’importanza di ogni spazio della città (ed il COVID-19 ce ne ha dato prova). Solo così se ne potrà riscoprire il valore, il desiderio di migliorarli e quindi la necessità di tutelarli”.

Per tale ragione, l’architetto Lamanuzzi, dal 2015 al 2019, è stata promotrice di diversi workshop partecipativi (https://architettolamanuzzi.com/Partecipazione) durante i quali studenti di architettura e comuni cittadini si sono confrontati, insieme a diversi professionisti (architetti, pianificatori, artisti, paesaggisti, sociologi…), su tematiche legate allo spazio pubblico; da un lato per scoprirne l’importanza nei processi di trasformazione della città e dall’altro per svelare la stretta corrispondenza tra la qualità dello spazio pubblico e la generale qualità di vita che esso stesso offre a chi vi abita intorno. Tutte tematiche che hanno ispirato le proposte progettuali elaborate dai partecipanti, offrendosi quali esempi di trasformazione e riqualifica di alcuni spazi urbani ritenuti privi di valore ed allo stesso tempo alleare l’esercizio di quella coscienza collettiva che oggi appare come sopita.

È proprio qui che troviamo l’essenza della sua idea di architettura, nel valore sociale e partecipativo in essa contenuto. È qui che risiede anche la concreta possibilità di intervenire sugli spazi della città, pur se di piccole dimensioni, interstiziali, per trasformarli migliorandoli ed accrescendone l’attrattività. Condizioni che di riflesso rimbalzano sulla percezione dell’intera città, concepita come complesso organismo dalle parti strettamente interconnesse. Per questo infatti la modifica di uno solo degli elementi che le compongono, inevitabilmente genera una trasformazione generale.

Anche una sola casa, pur se manufatto privato, di fatto modifica il contesto (patrimonio collettivo) a cui appartiene.

I suoi progetti partono sempre dall’accurata analisi del contesto e dall’attento ascolto della committenza, in modo che ogni singola linea tracciata sulla carta sia frutto di riflessioni e scelte ponderate, finalizzate ad armonizzare l’architettura con le richieste della committenza.

Così nel corso degli anni, l’architetto Lamanuzzi ha fatto del rapporto con la committenza il suo punto di forza, nella piena consapevolezza che il confronto non solo porta a migliorare il risultato, ma arricchisce entrambe le parti.

La cura del dettaglio è una costante nel suo lavoro sia nella fase di progetto che in quella esecutiva.

Oggi Felicia Lamanuzzi è anche promotrice di VIVAI DIFFUSI (https://www.vivaidiffusi.com/) un progetto di sensibilizzazione sul valore del verde urbano sia per la riqualifica dei cosiddetti spazi urbani fragili o anonimi (piazzali condominiali, quartieri residenziali, parcheggi, slarghi, spazi pubblici) e sia per mitigare gli effetti delle isole di calore. Uno strumento che si presta anche ad avviare una costruttiva partnership tra pubblico e privato.

L’atelier di architettura di Felicia Lamanuzzi (https://architettolamanuzzi.com/Arch-A) si trova a San Pietro, in via Segeno 3, ed è contattabile per via telefonica al numero 091 647 00 26, via email, all’indirizzo info@architettolamanuzzi.com

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